Belgrado non è propriamente la prima città che venga in mente quando si pensa alle eredità ottomane nei Balcani. Le tracce conservate nella fortezza di Kalemgdan e la moschea Bajrakli sono richiamate in ogni guida degna di questo nome, ma forse ci si aspetterebbe un po’ meno di finire a pranzo in un hammam della prima metà del diciannovesimo secolo.
In una laterale dalla Kneza Miloša, la nota arteria cittadina che ospita palazzi governativi e ambasciate, una pretenziosa insegna dalla scritta “Monument” in arancione fa pensare a una qualche ordinaria iniziativa commerciale. Tuttavia, ci troviamo ancora in una zona intrisa di storia politica serba e, seminascosti dall’edificio da cui spararono al premier Zoran Đinđić nel 2003, si rivelano i tabelloni informativi sull’Hammam del Principe Miloš.
L’Hammam del Principe Miloš ospita oggi uno dei tanti ristoranti che a Belgrado servono combinazioni variabili di cucina locale e internazionale. La struttura risale però al biennio 1836-1837 ed è generalmente attribuita a Hadži Nikola Živković, autore di alcune delle residenze belgradesi più distinte di quel periodo. Il bagno turco era stato realizzato a servizio di uno dei palazzi di Miloš Obrenović, allora principe di una Serbia che stava ottenendo le prime autonomie dal governo della Porta, destinato ai suoi figli e successori Milan e Mihailo.
"...ci si aspetterebbe un po’ meno di finire a pranzo in un hammam della prima metà del diciannovesimo secolo."
Marco Abram
Ciò che colpisce dell’hammam, vista la sua diffusa associazione con il mondo turco, sta nel fatto che non rappresenta un lascito dell’intervento ottomano sulla città in qualche modo sopravvissuto alle successive riscritture del paesaggio urbano. Venne invece costruito su iniziativa della nuova autorità serba ed è rimasto a testimonianza diretta delle continuità architettoniche e culturali di quel periodo.
Era d’altra parte un tempo forse un po’ sfuggente se guardato attraverso le categorie geopolitiche attuali. La Serbia era un principato parte dell’Impero ottomano. Non uno stato sovrano quindi, ma nemmeno più un semplice sangiaccato. L’autorità era spartita tra il Principe Miloš, che a Kragujevac accumulava sempre più potere, e il Pascià, assistito dalla guarnigione ottomana nella fortezza belgradese di Kalemegdan. La piena indipendenza dello stato balcanico sarebbe stata riconosciuta internazionalmente solo nel 1878 e anche la transizione demografica, culturale e paesaggistica dalla Belgrado ottomana a quella serba fu più graduale di quanto si possa pensare.
Al di là delle dimensioni limitate, spiegano dall’Istituto per la tutela dei monumenti culturali di Belgrado, l’edificio “ospita tutte le parti costitutive di un bagno turco: fontana, spogliatoio, grande stanza privata, stanza dell’assistente e locale caldaia. L’edificio è stato progettato come una casa indipendente con pianta rettangolare. La stanza principale, destinata sia al bagno che al riposo, ha una bassa cupola realizzata in mattoni disposti in cerchi concentrici. Un dettaglio caratteristico della cupola e delle volte sono le aperture per l’illuminazione dello spazio, coperte con bolle di vetro.”
Il palazzo principesco di cui faceva parte, dopo essere stato adibito a Ministero delle finanze, venne semidistrutto dal bombardamento tedesco di Belgrado del 6 aprile 1941. L’hammam però in qualche modo venne risparmiato e fu riconosciuto come bene culturale pubblico nel 1948. All’inizio del nuovo decennio vennero realizzati alcuni lavori di conservazione e restauro, ma negli anni seguenti la stampa belgradese denunciò a più riprese il suo stato di abbandono. Nel 1956 il quotidiano Borba scriveva “l’interno dell’edificio è stato trasformato in un bagno pubblico, il calderone di rame è stato rubato e le lastre di cemento sono state rimosse dal pavimento”, mentre nel 1961 ribadiva “è impossibile avvicinarvisi perché tutt’intorno sono ammassati interi cumuli di spazzatura e vari rifiuti”. Né le autorità, né i belgradesi sembravano preoccuparsene troppo in un tempo in cui le priorità erano certamente altre.
A metà anni Sessanta arrivò finalmente un nuovo restauro e la destinazione al Museo Pedagogico di Belgrado che vi organizzò una galleria dedicata alle realizzazioni artistiche dei bambini. Fino agli anni Novanta, l’hammam ospitò mostre delle opere più meritevoli provenienti dalle scuole elementari e medie del territorio di Belgrado e della Serbia.
Dal 22 agosto 1996, invece, gli spazi della struttura sono utilizzati dal ristorante Monument. Il nome ha portato fortuna e negli anni sono stati aperti altri sette locali in città: all’aeroporto come negli spazi dello storico caffè belgradese Ruski Car. L’hammam si è fatto brand e – enfatizza la narrazione commerciale – i ristoranti “portano avanti la visione di Miloš Obrenović, lui ha iniziato la costruzione della Belgrado moderna, noi continuiamo”.
Nonostante la riconversione al profitto, il monumento rimane nella lista dei beni culturali belgradesi. Qualche anno fa, le cronache locali accennavano ad un possibile “ritorno alla città” grazie alla riconversione in centro culturale. Più di recente, invece, alcuni architetti e attivisti hanno denunciato l’intenzione da parte del governo ridimensionare la tutela culturale dell’hammam e di altri edifici della zona a scopi speculativi. In attesa di scoprirne il destino, sbirciare gli interni di questo antico bagno turco richiede necessariamente di ordinare una pljeskavica o una carbonara locale.
Marco Abram, storico e ricercatore





