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Un impero come rifugio: gli albanesi e i cinque secoli ottomani

Berat, Albania © Konpasu.de Blog, Pexels

Cinque secoli di dominio ottomano hanno lasciato in Albania molto più di qualche moschea e di qualche parola turca: hanno ridisegnato la composizione religiosa del paese e, per contrasto, l’idea stessa di nazione albanese. Ne abbiamo parlato con Artan Puto, professore di storia dell’Albania all’Università statale di Tirana.

L'identità nazionale albanese si è costruita in opposizione al periodo ottomano o in continuità con esso? O in una sfumatura tra le due opzioni?

L’identità nazionale albanese, durante il Movimento Nazionale Albanese (fine del XIX secolo – inizio del XX secolo), mirava a unire diverse comunità religiose, poiché gli albanesi erano divisi in musulmani, ortodossi e cattolici. Per questo motivo gli ideologi del nazionalismo albanese sottolinearono quei tratti culturali che legavano insieme queste comunità: la lingua comune e l’origine.

D’altra parte, alla fine del XIX secolo, quando l’Impero Ottomano mostrava chiari segni di disgregazione, la principale preoccupazione degli intellettuali nazionalisti albanesi era quella di presentare il popolo albanese, in maggioranza musulmano, come compatibile con un’Europa che all’epoca era concepita come un continente cristiano. A tale scopo elaborarono la tesi di un Islam albanese liberale, diverso da quello dei turchi ottomani, e quella della pacifica convivenza tra le diverse religioni presenti tra gli albanesi.

A differenza dei movimenti nazionali degli altri popoli balcanici, una caratteristica del Movimento Nazionale Albanese è anche il fatto che esso fu stimolato principalmente dal continuo indebolimento dell’Impero Ottomano e dal timore che, in caso di crollo dell’Impero, le terre albanesi potessero essere spartite dai nuovi Stati cristiani balcanici. Per questa ragione l’Impero Ottomano fu considerato per lungo tempo un rifugio temporaneo contro i nazionalismi balcanici.

Dopo il 1912, anno dell’indipendenza dell’Albania dall’Impero Ottomano, il discorso relativo all’identità nazionale cominciò a essere articolato in contrapposizione all’Impero Ottomano, trattando il periodo ottomano come un periodo di “occupazione”. In realtà, una buona parte dei musulmani albanesi era integrata nel sistema di governo ottomano da secoli.

Qui ci troviamo anche di fronte a una situazione apparentemente “paradossale”: nel periodo dell’indipendenza (1912-1939), sebbene l’Impero Ottomano cominciasse a essere considerato il responsabile dell’arretratezza dell’Albania, la Turchia di Mustafa Kemal Atatürk era comunque vista come un modello di progresso. Ciò era dovuto anche al fatto che una buona parte dell’élite politica del nuovo Stato albanese indipendente si era formata nelle scuole ed era stata addestrata nell’amministrazione ottomana.

Berat, Albania © Besnik Kasemi / Pexels
Berat, Albania © Besnik Kasemi / Pexels

Come guardano oggi gli albanesi al periodo ottomano?

Oggi il periodo ottomano è ancora trattato principalmente come un periodo oscuro, come un fattore che ha separato la storia degli albanesi dalla storia dell’Europa. Vale a dire, come un periodo in cui l’Oriente interruppe il “naturale” percorso europeo degli albanesi nel Medioevo.

Questa percezione si è consolidata soprattutto durante il periodo comunista (1944-1990), quando gli studi storici furono fortemente influenzati dallo spirito nazionalista e dall’idea che solo l’ordine socialista avrebbe liberato il Paese dall’arretratezza secolare, della quale il principale responsabile era l’Impero Ottomano.

Dopo il 1990, cioè dopo la caduta del sistema comunista, in un contesto di libertà di pensiero, si sono compiuti tentativi di rivedere questa tesi, di superare l’idea della “occupazione ottomana” e di considerare i cinque secoli ottomani come un periodo di “dominio politico e culturale”, durante il quale gli albanesi hanno svolto il proprio ruolo come uno degli elementi importanti del potere ottomano nei Balcani.

Qual è, secondo lei, l'eredità più interessante e forse inaspettata del periodo ottomano in Albania?

L’eredità più importante è la composizione religiosa degli albanesi. Fino al XV secolo gli albanesi erano divisi tra ortodossi nel Sud e cattolici nel Nord. Con l’arrivo degli ottomani nel XV secolo fu introdotta anche una nuova religione: l’Islam. Con il passare del tempo la maggior parte degli albanesi si convertì all’Islam e si integrò nel sistema politico ed economico dell’Impero Ottomano.

La divisione degli albanesi in tre religioni è, d’altra parte, anche una significativa ricchezza culturale. Attraverso l’Islam gli albanesi furono influenzati anche dalla cultura dell’Oriente: le influenze della cultura turco-ottomana, araba e persiana. L’Albania è un paese piccolo, ma la sua posizione geografica, come ponte tra l’Oriente e l’Occidente con le rispettive influenze culturali, ha reso il patrimonio culturale albanese più ricco.

Le influenze culturali ottomane si notano nelle tradizioni della vita urbana, nell’architettura, nella cucina, nella musica, e nel fatto che tra l’Albania e la Turchia ci sono sempre stati rapporti politici amichevoli, nonostante i diversi periodi storici e i sistemi politici.

Gjirokastra, Albania © Salih Zeqiri / Pexels
Gjirokastra, Albania © Salih Zeqiri / Pexels

In un ipotetico viaggio nell'Albania ottomana, cosa suggerirebbe di visitare?

Suggerisco di visitare Berat e Argirocastro, due città dichiarate patrimonio culturale dell’UNESCO, dove si possono apprezzare l’architettura, la cucina e i monumenti della cultura, sia cristiani che musulmani. Anche la coesistenza dei monumenti culturali cristiani accanto a quelli musulmani fa parte dell’eredità del lungo periodo ottomano.

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